Sette lettere aperte
al Ministro
della Pubblica Istruzione
Francesco Profumo
Prima missiva
Franco Frabboni
Quale idea
di scuola?
1. Seduti all’ombra di una quercia pedagogica, auspichiamo - signor Ministro - che le linee programmatiche che traccerà per il Sistema scolastico del nostro Paese siano di “discontinuità” con gli scarabocchi devastanti dal Suo predecessore. La nostra speranza é che marchino un’esplicita indisponibilità a tenere in vita l’idea-di-Scuola (rimpicciolita in chiave aziendalista) di Mariastella Gelmini: un sistema formativo privo di un riconoscibile profilo culturale, curricolare e didattico. Un Ministro della pubblica istruzione la cui visione classista (selettiva) del diritto allo studio, la cui opzione centralistica e autoritaria (non-autonomistica) del sistema scolastico, il cui insistito ritorno al medioevo delle conoscenze (i suoi percorsi cognitivi alludono a una moneta culturale arcaica: fuori-corso e non più spendibile) hanno cancellato ogni possibile valorizzazione del suo mosaico ordinamentale e curricolare. Come dire, la sua Scuola/azienda ha ripetutamente dato segni insistiti di fastidio e di avversione verso le frontiere più avanzate della scienza e della cultura: percepite come incompatibili con l’assunto “naturalistico” dell’apprendimento di cui si é fatta insistentemente paladina.
Le nostre simpatie - e auspichiamo anche le Sue - sono rivolte ad un sistema di istruzione che metta in soffitta la Scuola/azienda. E si inoltri lungo le strade europee di una Formazione lastricata di valori progressisti e democratici quanto a diritto allo studio e a qualità delle conoscenze.
2. La Scuola che vorremmo - al quale diamo il nome di Euro della Scuola - é molto vicina alle raccomandazioni degli ultimi Rapporti dell’Unione in materia di istruzione scolastica. Queste, le loro tesi.
I sistemi formativi del vecchio Continente sono chiamati a predisporre sollecitamente una Carta europea della Scuola - redatta insieme dalle maggioranze di Governo e dalle opposizioni - con l’impegno di renderla duratura nel tempo per le ventisette Nazioni e circoscritta a due finalità formative improcrastinabili: la Scuola e la Conoscenza per tutti. Di più. Gli schieramenti politici del vecchia Europa dovranno impegnarsi a tenere in vita un limbo di finalità formative comuni - metapolitiche: inamovibili da qualsivoglia maggioranza parlamentare - posto al di sopra delle nuvole, al riparo dalle instabilità legislative. Dunque, un angolo-di-cielo dove navigano le stelle che danno luce alla frontiera universale dell’educazione. Vale a dire, la Formazione di persone dall’etica solidaristica (socialmente non/competitiva) e dal pensiero plurale (intellettualmente non/conformista). Una zona-franca che non dovrebbe mai subire le inversioni di rotta proprie delle alternanze di Governo.
A questo Euro della Scuola assegniamo il compito di dare strada a un sistema scolastico sempre più motore e traino dello sviluppo economico, sociale e culturale del mondo contemporaneo.
3. L’ultimo disastroso quadriennio di dittatura “incolta” dell’ex ministro Gelmini - ci riferiamo ai suoi quattro mostri anti/pedagogici: la Meritocrazia (ovvero, la selezione), l’Esclusione (ovvero, le classi speciali e le classi etniche), il Pensiero unico (ovvero, la mente signorsì), la Competitività (ovvero, il mio compagno di banco é un nemico da battere) - ci porta a reclamare una profonda revisione delle nostre politiche scolastiche nel nome (a) di una Scuola pubblica e gratuita, (b) del decentramento e dell’autonomia della Scuola, (c) di una mente plurale e di un’etica solidaristica degli allievi, (d) della nascita, sul versante longitudinale, di bienni/cerniera tra il preobbligo, l’obbligo e il postobbligo e, sul versante trasversale, di un sistema “integrato” tra la Scuola e le offerte formative dell’Ambiente urbano e naturalistico, (e) di strumenti di valutazione attendibili e permanenti in grado di certificare non solo i prodotti, ma anche i processi di conoscenza degli allievi, (f) di un’elevata professionalità degli insegnanti sia in ambito curricolare, sia in ambito didattico.
4. Siamo certi - signor Ministro - della Sua disponibilità a porre sul petto della Scuola italiana quattro medaglie pedagogiche d’oro zecchino intitolate alla formazione di soggetti/Persone.
LA MEDAGLIA DI NOME DEMOCRAZIA. - Simboleggia la nobiltà pedagogica di una Scuola che non abbassa mai la guardia dalla sua identità pubblica e gratuita al fine di assicurare all’intera utenza il diritto di entrata e di uscita da uno dei rami del sistema formativo.
LA MEDAGLIA DI NOME CITTADINANZA. - Simboleggia la nobiltà pedagogica di una Scuola che non abbassa mai la guardia dalla sua vocazione/etico-sociale: costruire una comunità educante luogo di dialogo, ascolto, amicizia, cura, cooperazione, solidarietà.
LA MEDAGLIA DI NOME INTEGRAZIONE. - Simboleggia la nobiltà pedagogica di una Scuola che non abbassa mai la guardia dalla sua vocazione/inclusiva delle diversità (disabili e altre etnie).
LA MEDAGLIA DI NOME SCUOLA PLURALE. - Simboleggia la nobiltà pedagogica di una Scuola che non abbassa mai la guardia dalla vocazione/plurale dei suoi molteplici luoghi curricolari (classe, laboratorio, atelier, ambiente sociale e naturale) e delle sue molteplici figure educative (insegnanti, genitori, enti locali, associazionismo, mondo del lavoro, chiese).
Friday, December 30, 2011
Wednesday, November 30, 2011
Franco Frabboni
Si apre un anno nuovo - il duemiladodici. Lo salutiamo a occhi spalancati: senza infingimenti, ipocrisie e paternalismi tranquillizzanti. Certo, quando lo sguardo si sofferma sulle nuove generazioni allora il nostro cuore pulsa di fiduciosa speranza. "Riforma della Scuola"(www.riformadellascuola.it), che conduciamo con l’amico Davide Ferrari, da voce a un grappolo di Lettere/aperte di autorevoli pedagogisti (Massimo Baldacci, Beniamino Brocca, Michele Corsi, Giuseppe Elia,Nicola Lupoli, Franca Pinto Minerva) rivolte al neoministro della Pubblica istruzione Francesco Profumo perché non dimentichi, durante il suo impegnativo lavoro in Viale Trastevere, quanto il rullo compressore del precedente Governo, illiberale, incolto e padronale ha rubato senza pietà alla Scuola italiana.
Ricordiamo:
(a) molta della consolidata democrazia, per aggiungere ondate di selezione; (b) molta della voce dei docenti (costretti al bavaglio), per dare megafono alle parole/dogma: autorità, disciplina, signorsì, competitività, esclusione; (c) molta pedagogia progressista, per dare via-libera a un’istruzione liberista già in via di archiviazione dalla storia (come i curricoli fai-da-te); (d) molta infanzia e molta adolescenza della Domenica (il giorno dei gabbiani), per lasciare posto a un anonimo stormo di scolari del Lunedì (il giorno dei pappagalli dove stancamente risuona il pensiero unico).
Serve discontinuità.
Discontinuità, é la difesa dei pilastri di cemento di una buona scuola: democratica (pubblica e gratuita), inclusiva aperta a tutti (disabili e altre etnie), plurale (piena di culture, di idee, di perché), solidale (amicale e cooperativa).
Discontinuità, é sia irrobustire le fondamenta del preobbligo zero-sei (il duplice triennio asilo nido e scuola dell’infanzia), sia avviare un obbligo sei-sedici (un duplice quadriennio scuola primaria e scuola media più un biennio iniziale della Secondaria dotato di un efficace “orientamento” alla scelta del percorso finale del postobbligo). Completiamo il grido di speranza rivolto al Ministro aggiungendo che - nel segno della “discontinuità” - attendiamo, citando un esempio particolare ma importante, la legittimazione di quei Curricoli della scuola di base del 2007, di limpido profilo formativo, redatti da una commissione di cui hanno fatto parte, anche, i neo-sottosegretari Marco Rossi Doria ed Elena Ugolini e cestinati con sdegno da Mariastella Gelmini.
Si apre un anno nuovo - il duemiladodici. Lo salutiamo a occhi spalancati: senza infingimenti, ipocrisie e paternalismi tranquillizzanti. Certo, quando lo sguardo si sofferma sulle nuove generazioni allora il nostro cuore pulsa di fiduciosa speranza. "Riforma della Scuola"(www.riformadellascuola.it), che conduciamo con l’amico Davide Ferrari, da voce a un grappolo di Lettere/aperte di autorevoli pedagogisti (Massimo Baldacci, Beniamino Brocca, Michele Corsi, Giuseppe Elia,Nicola Lupoli, Franca Pinto Minerva) rivolte al neoministro della Pubblica istruzione Francesco Profumo perché non dimentichi, durante il suo impegnativo lavoro in Viale Trastevere, quanto il rullo compressore del precedente Governo, illiberale, incolto e padronale ha rubato senza pietà alla Scuola italiana.
Ricordiamo:
(a) molta della consolidata democrazia, per aggiungere ondate di selezione; (b) molta della voce dei docenti (costretti al bavaglio), per dare megafono alle parole/dogma: autorità, disciplina, signorsì, competitività, esclusione; (c) molta pedagogia progressista, per dare via-libera a un’istruzione liberista già in via di archiviazione dalla storia (come i curricoli fai-da-te); (d) molta infanzia e molta adolescenza della Domenica (il giorno dei gabbiani), per lasciare posto a un anonimo stormo di scolari del Lunedì (il giorno dei pappagalli dove stancamente risuona il pensiero unico).
Serve discontinuità.
Discontinuità, é la difesa dei pilastri di cemento di una buona scuola: democratica (pubblica e gratuita), inclusiva aperta a tutti (disabili e altre etnie), plurale (piena di culture, di idee, di perché), solidale (amicale e cooperativa).
Discontinuità, é sia irrobustire le fondamenta del preobbligo zero-sei (il duplice triennio asilo nido e scuola dell’infanzia), sia avviare un obbligo sei-sedici (un duplice quadriennio scuola primaria e scuola media più un biennio iniziale della Secondaria dotato di un efficace “orientamento” alla scelta del percorso finale del postobbligo). Completiamo il grido di speranza rivolto al Ministro aggiungendo che - nel segno della “discontinuità” - attendiamo, citando un esempio particolare ma importante, la legittimazione di quei Curricoli della scuola di base del 2007, di limpido profilo formativo, redatti da una commissione di cui hanno fatto parte, anche, i neo-sottosegretari Marco Rossi Doria ed Elena Ugolini e cestinati con sdegno da Mariastella Gelmini.
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